L'ombra del beato regno

POSIZIONE
FORLÌ, EMILIA-ROMAGNA, ITALIA
PROGETTISTA
BEATRICE MAZZOTTI, NICOLA PIAZZA, CAMILLA POMARICI
ANNO DEL PROGETTO
2021
FOTO DI
NICOLAS PIAZZA

INSTALLAZIONE
L’OMBRA DEL BEATO REGNO

L’installazione per la mostra L’ombra del Beato Regno nasce da un’interpretazione visuale della Commedia e della simbologia allegorica che ne fa parte.

Nello specifico, l’allestimento vuole proporsi come un vero e proprio percorso individuale che conduce simultaneamente dal Purgatorio al Paradiso.

La volontà alla base della progettazione è stata quella di ottenere una struttura unitaria, una 'vera e propria architettura' potremmo dire, che contenesse in una singola figura sia la sezione dedicata al Purgatorio sia quella del Paradiso, permettendo però di fruirli in momenti distinti.

La ricerca della 'forma giusta' si è incentrata sull’elaborazione di una geometria semplice, che rimandasse alle immagini evocate dal Poeta e che fosse quindi immediato simbolo della Commedia.

Nonostante un’attenta lettura del testo suggerisca una vasta gamma di simbologie, abbiamo deciso di concentrarci unicamente sulla geometria del cerchio: corrispettivo euclideo della perfezione divina e icona universale dell'eterno.

Inoltre, rielaborando e decostruendo tale forma, abbiamo trovato un ulteriore rimando alla Commedia, a parer nostro ancora più significativo: con la divisione diametrale del cerchio, si ottiene in pianta la forma 'semicircolare' di un sorriso.

L’immagine del sorriso di Beatrice è dominante in tutto il Paradiso ed è in grado di elevare Dante rispetto agli altri uomini, come si può evincere in tre fondamentali riferimenti passi del poema, che ci è parso opportuno menzionare per intero: «s’io fui del primo dubbio disvestito / per le sorrise parolette brevi, / dentro ad un nuovo più fu’ inretito» (Par. I 94-96).

«ella sorrise alquanto, e poi «s’elli erra / l’oppinion», mi disse, «d’i mortali / dove chiave di senso non diserra» (Par. II 52-54).

«così orai; e quella, sì lontana/ come parea, sorrise e riguardommi; / poi si tornò a l’etterna fontana» (Par. XXXI 91-93).

È nell’immagine del sorriso che l'umano e il divino, la terra e il cielo, si uniscono divenendo il mezzo attraverso cui si compie il destino di Dante, accompagnandolo al contatto liberatorio con Dio.

Convalidato il significato simbolico-letterario della forma, abbiamo ritrovato in essa anche una grande utilità pratica. La faccia convessa, ed esteriore, del semicerchio, infatti, è risultata altamente idonea ad ospitare la sezione dedicata al Purgatorio, mentre quella concava, ed interiore, della figura si prestava come habitat ideale per il Paradiso.

Per accentuare ulteriormente la divisione delle due cantiche, abbiamo deciso, infine, di assegnare due diversi colori a ciascuna parete del semicerchio: al Purgatorio il colore grigio come «l'alto monte» dell'immaginario dantesco, al Paradiso il bianco come emblema ed astrazione massima della luce divina.

Per facilitare la costruzione della struttura, abbiamo semplificato la struttura del cerchio in un tetradecagono, cioè un poligono di quattordici lati regolari e congruenti tra loro, di cui abbiamo sfruttato nove lati. La divisione della struttura in segmenti, e quindi in pannelli, ha fatto si che ogni opera trovasse collocazione in un unico riquadro.

Il percorso ha inizio quando ci si trova davanti al primo segmento, subito si intuisce quale sia la direzione da seguire e anche in quale luogo ci si trovi. Nel primo pannello, infatti, è esposta la barca traghettatrice dell'ingegno di Dante che – dopo l'Inferno – conduce alla spiaggia dell’Anti-purgatorio, ai piedi della montagna. In tale spiaggia si manifesta il destino delle anime: alcune dovranno rimanere in attesa, altre potranno accedere alle sette cornici del Purgatorio. È qui che ha inizio il nostro percorso. Regola del Purgatorio è che le anime dei penitenti non sono destinate a rimanere in eterno in una Cornice di espiazione, ma avanzano verso quella successiva ogni volta che hanno scontata la propria pena, compiendo così un vero e proprio percorso di pentimento e redenzione verso il Paradiso.

L’allestimento del Purgatorio si pone l’obiettivo di voler far vivere al visitatore un vero e proprio percorso, opera dopo opera, verso l’interno paradisiaco della struttura. Tale viaggio si conclude nel giardino dell'Eden dove avviene l’incontro tra Dante e Beatrice. Sarà quest'ultima ad accompagnare Dante nel tratto finale del suo viaggio per i regni dell’aldilà: quello nelle altezze del beato regno. Nell’opera finale di Nerosunero, infatti, Beatrice è rappresentata col braccio sinistro indicante una direzione ben precisa: il Paradiso. È l’opera stessa, quindi, che segna il passaggio successivo all’interno dell’installazione.

Le opere del Paradiso sono collocate nel lato concavo del semicerchio. Chi si trova dentro a questa geometria, ha una visione di insieme di tutte le opere e ha l’impressione di essere avvolto e abbracciato da tutti i cieli dipinti, come se le opere disposte in successione volessero formare un unico cielo. Dante nella Commedia descrive il Paradiso come formato da dieci cieli che circondano la Terra, immobile al centro. L’uomo, che simbolicamente rappresenta la terra, trovandosi all’interno di questa installazione, rivive fisicamente questa descrizione.

L’unica opera la cui collocazione subisce una destinazione eccezionale è quella rappresentante l’Empireo. Il cielo che nella Commedia è descritto da Dante come uno spazio infinito, sede della rosa dei beati e dell'eternità di Dio. Per questa opera, quindi, abbiamo deciso di riservare uno spazio del tutto singolare: ovvero al centro del semi-tetradecagono, dove è posizionata una struttura ottagonale e parimenti inscrivibile in un cerchio. Quest'ottagono ospita – come una camera privata – l’Empireo e ne moltiplica la potenza visiva mediante uno studiato gioco di specchi e riflessi, creato dai rivestimenti delle pareti. Tale scelta permette, inoltre, al visitatore di entrare a far parte dell’opera stessa, concludendo – con la ricomparsa della propria immagine – il suo percorso all’interno dell’istallazione. Entrando nella stanza specchiata, infatti, esso non solo vivrà l’immagine dell’Empireo e la «nostra effige» di dantesca memoria, ma vedrà anche sovrapposta e riflessa l’immagine del se stesso presente.

Una volta entrato nell'ottagono, lo spettatore avrà quindi di fronte a sè la rappresentazione figurata di Dio, e tutt’intorno quella immediata di se stesso. Conferma finale del significato introspettivo e convintamente umanistico del viaggio descritto dalla Commedia.